Fotocamere compatte o Reflex digitali?
di Francesco Bucchieri
“Prende la reflex o il modello compatto? Le bastano 6 megapixel o passiamo subito agli 8?“ chiede deciso il commesso mentre allinea le macchine fotografiche digitali sul bancone. Due domande che - se non si è già esperti di fotografia digitale - possono spiazzare. Così, se il budget lo consente, molti alla fine fine del sermone comprano la macchina che il commesso ha dipinto come “la più potente”, per poi scoprire, magari, che non fa al caso loro o della persona cui l’hanno regalata.
Le macchine digitali incutono timore per via di un fatto che, a dire il vero, ha del miracoloso: non c’è più bisogno della pellicola per portarsi a casa le foto; pensa a tutto il sensore digitale (CCD, oppure CMOS, a seconda dei modelli). Il sensore è un mosaico di milioni di pixel, disposti uno accanto all’altro in file e colonne. Ai pixel è assegnato il compito di catturare i dati dell’immagine, che vengono poi elaborati dal processore all’interno della macchina, oppure in seguito, con un apposito software. Dunque, più pixel ci sono più è di qualità la foto? Sulla carta si, ma in pratica la cosa è più complessa.
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Non c'è solo il sensore
Dimentichiamo per un attimo il sensore digitale e tutte le altre novità tecnologiche (scheda di memoria, processore, buffer...). Se esaminiamo i componenti rimasti scopriamo che la macchina digitale non è poi così diversa da un modello analogico.
All’esterno c’è il guscio, il cosidetto “corpo macchina”; poi ci sono l’obiettivo, un mirino, il flash, la batteria. Sono presenti anche quei ritrovati hi-tech - introdotti in epoca lontana, ma non lontanissima _ utilissimi per ottenere immagini migliori e per semplificarsi la vita: l’aotofocus, ad esempio, oppure il sistema di esposizione automatica.
Se questi elementi venivano attentamente soppesati prima dell’era digitale, non c’è ragione per non prenderli in considerazione anche oggi. Meglio dunque tempestare il commesso di domande sulla qualità dei componenti che contano per non doversi poi pentire più tardi. Il tempo speso a soppesare la macchina, a capire se fa al caso nostro, se riusciamo a interagire con i comandi e menu (qualche volta davvero astrusi) senza intrecciare le dita non è mai buttato.
{mospagebreak title=2. Compatte e Reflex: pregi e difetti}
Scopriamo così, ad esempio, che i modelli ultra compatti sono d’effetto ma, a causa delle dimensioni ridottissime, non sempre pratici nell’uso quotidiano, oppure che con un lungo teleobiettivo possiamo fotografare il falco, ma poi invece no, perché non c’è lo stabilizzatore d’immagine e la foto viene mossa.
Fino a qualche mese fa c’erano sul mercato solo fotocamere compatte, più qualche reflex digitale (le macchine a ottiche intercambiabili) dal prezzo inavvicinabile. Dopo il lancio, lo scorso anno, della “economica” Canon EOS 300D è cambiato tutto. Oggi si parla di “reflex digitali per tutti”, con una crescita per questa tipologia, nel 2005, di oltre l’80 per cento (da una ricerca InfoTrends/CAP Ventures).
La profetizzata guerra tra macchine digitali e cellulari con fotocamera (improponibile perché le differenze sono enormi) si è trasformata nella guerra tra le macchine digitali compatte e reflex.
Macchine digitali compatte: difetti
Meglio le une o le altre? Dipende, da ciò che vogliamo farci; ciasuna opzione dei ha i pro e dei contro.
Siamo disposti a sopportare gli ingombri e il peso delle reflex, a rinunciare alla possibilità di inquadrare con il display LCD e di registrare video oltre alle foto? No? Allora meglio la compatta, che però ha lo zoom che ha (cioé non non lo si può sostituire con un altro), scatta nel formato RAW (migliore perché contiene i dati reali dell’immagine, senza interpolazioni e perché ha un range dinamico maggiore) solo sulla carta, perché poi si inchioda per molti secondi in fase di registrazione.
Le case combattono su due fronti. Canon e Nikon fanno oggi la parte del leone con, rispettivamente, la EOS 350D da 8 megapixel e la D50 da 6 megapixel, due reflex che su Internet si comprano a 900 e 750 euro, zoom standard incluso. Konica Minolta ha la Dynax 5D: 6 megapixel, stabilizzatore sul CCD e un prezzo sotti i 900 euro per il kit. Olympus scommette sulla E-500 (circa 800 euro), un bel corredo di ottiche dedicate già disponibile, 8 megapixel e il sistema TruePict Turbo per la pulizia automatica del sensore (sulle compatte non si sporca mai, perché l’obiettivo è fisso, sulle reflex invece si).
Sony, che in listino ha solo compatte, si allea con Konica Minolta per produrre modelli reflex attesi per l’inizio del 2006 e nel frattempo sforna una compatta, sulla carta, di grande qualità, la Cyber-shot R1: corpo splendido e robusto, ottica Zeiss serie T (24-120 mm), display orientabile in tutte le direzioni, sensore da 10 megapixel ma anche un prezzo, intorno a 1000 euro, un po’ alto per competere con le reflex.
{mospagebreak title=3. Non bastano i megpixel}
Compatte raffinate anche da Panasonic che punta sui modelli con maxi zoom (buono per quasi tutte le occasioni) capaci, quasi, di non far rimpiangere agli appassionati le ottiche di una reflex. La bandiera della casa è la Lumix DMC-FZ30: 8 megapixel, zoom Leica che equivale, sul formato pellicola, a un 35-420 mm e stabilizzatore (con i lunghi tele e la macchina in mano evita il mosso).
Anche Kodak, in forte ripresa dopo lo scossa del passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale, ci prova con le compatte semi professionali. La EasyShare P880 ha un corpo importante, lo zoom che parte da 24 mm e un CCD da 8 megapixel (circa 600 euro). Fujifilm ha la FinePix S9500, con design e impugnatura da reflex, sensore SuperCCD HR (giunto alla quinta versione) da 9 megapixel e zoom Fujinon equivalente a un 28-300 mm.
Qualità delle foto: non bastano i megapixel
A questo punto qualcuno domanderà: “Ma allora ci sono macchine compatte con un numero di pixel del sensore maggiore rispetto ad alcune reflex?”. E’ così e non è strano, perché non sono solo i megapixel a fare la qualità delle foto. Ma cosa sono i megapixel e perché tutti, case, commessi, riviste li citano?
I megapixel contano in funzione degli ingrandimenti che vogliamo ottenere. Ad esempio, una macchina da 4 megapixel consente stampe alla massima qualità (300 punti/pollice) larghe 20 centimetri (la formula, approssimativa ma verace: radice quadrata di 4x10). Una macchina da 8 megapixel arriva a circa 28 centimetri (radice di 8 x10).
Perciò raddoppiando i megapixel otteniamo solo il 50 per cento di guadagno nelle dimensioni della stampa. Se una stampa con base 20 centimetri è sufficiente non c’è ragione di impazzire dietro ai megapixel, mitizzati dai produttori che hanno inventato un totem, un indice - che fa presa, ma è solo parziale - dei loro progressi. La stampa a 300 punti poi è quella di un’ottima rivista; per una stampa casalinga bastano 240 punti/pollice e anche meno, così i 20 centimetri di prima diventano 30 o 40, quasi un poster.
{mospagebreak title=4. La scelta}
A influire sulla qualità dell’immagine è la dimensione del sensore. Nella corsa alla risoluzione record le case sono riuscite a stipare un maggior numero di pixel là dove prima ce ne stavano di meno, lasciando cioè invariate le dimensioni del sensore, col risultato però che, in certe condizioni di ripresa - ad esempio forte contrasto oppure sensibilità settata oltre i 200 ISO - le immagini presentano il “rumore” (dettagli assenti nella scena che si ritrovano poi sul monitor e, quel che è peggio, in stampa). Il fenomeno è molto ridotto con le reflex, che hanno sensori di dimensioni maggiori (tra le compatte solo il sensore della Sony R1 è comparabile).
Le digtali in arrivo
Oggi è così, ma dove andranno nel prossimo futuro le digitali? Difficile fare previsioni. Di certo anche il prossimo anno le case batteranno sul tasto delle reflex, che saranno migliori sul piano del corpo macchina, della velocità e della qualità delle immagini. E anche meno care, probabilmente con prezzi a partire da 500 euro. La reflex è un grosso business perché prima si vende la macchina e poi le ottiche, gli accessori. Del resto lo è anche la compatta perché i pionieri della fotografia digitale ormai si sono affezionati al gadget piccolo, tuttofare e silenzioso (per le “foto rubate” la compatta è l’ideale). Ancora una volta le case punteranno sulla qualità: buffer di memoria più capaci per la gestione del formato RAW, mirini elettronici senza ritardo e display leggibili in piena luce.
Oggi la scelta è semplice: se si acquista una digitale per lavorare o per passione meglio la reflex, se si inquadra volentieri con il display, se si vogliono registrare foto e video o se c’è poco posto in valigia, non ci si pentirà di aver scelto una compatta.
(articolo scritto per "Patrimoni" del gruppo Class ripubblicato su Dphoto)
