Mostre di Fotografia: Photofestival 2007 a Milano





La fotografia vive una fase di grande rilancio, conquista non solo gli appassionati ma anche una parte del grande poubblico. Per mettersi in mostra sceglie forme e ambiti originali.
Così cresce costantemente il numero delle gallerie che si occupano esclusivamente di fotografia e pure il numero di spazi dedicati alle foto nelle gallerie d’arte contemporanea.

In parallelo al PhotoShow (Fieramilanocity, 30 marzo - 2 aprile 2007) si terrà nel capoluogo lombardo la terza edizione del Photofestival: oltre cinquanta le gallerie hanno accettato di far parte di un percorso di mostre di fotografia che parte idealmente dagli spazi del PhotoShow (con una grande collettiva dei più significativi autori che hanno esposto al “Diaframma” - la prima galleria fotografica europea aperta da Lanfranco Colombo a Milano nel 1967 - e con una personale di Francesca Galliani) per ramificarsi in tutta la città.

Comunicato stampa

Le mostre di fotografia del Photofestival
Immagini per tutti i gusti: reportage, ricerca, classicità, inventiva, alla scoperta di quella che talvolta diventa una vera e propria forma d’arte.

Lou Reed – “Lou Reed’s New York”
Galleria Arteutopia
29 marzo–12 maggio

lou reed snapper

In esclusiva a Milano le fotografie di Lou Reed, leggendario cantante e musicista fondatore del gruppo Velvet Undergroud. Circa trenta immagini di medio e grande formato realizzate dal celebre artista americano, vera leggenda del rock e da sempre protagonista delle avanguardie culturali più significative della Grande Mela.
La mostra è un suggestivo omaggio alla sua città, New York, dove Lou Reed coglie scorci e luci assolutamente inconsueti, con fotografie intrise di quella poetica oscura, schiva e introversa che ha caratterizzato la sua straordinaria vicenda umana ed artistica.

Peter Bialobrzeski – “Heimat”
Nepente Art Gallery
28 marzo–26 maggio
Non esiste in italiano una traduzione letterale per Heimat. La parola deriva da Heim - casa natale e implica allo stesso tempo il luogo degli affetti, il focolare domestico, la lingua madre, la terra d’origine. Non necessariamente la patria, che generalmente in tedesco è Vaterland – la terra dei padri, appunto. Heimat è, invece, il posto in cui ti senti a casa. Concetto che implica dunque connotazioni affettive, non geografiche. Heimat di Peter Bialobrzeski rivela, infatti, un forte afflato romantico. Le sue fotografie sono “superfici su cui si proietta il forte desiderio di natura dell’uomo post-postmoderno”. Sono immagini emotive in cui sentimento e paesaggio sono sempre correlati. Non vogliono dunque essere un ritratto oggettivo della Germania intesa come nazione, ma il ritratto soggettivo di una Germania intesa come luogo di un vissuto personale in cui, eventualmente, riconoscersi. Vogliono essere il ritratto di uno stato d’animo. Allo stesso tempo quello da cui derivano e quello che possono suscitare. Proprio questa componente emotiva (quasi sentimentale) di stampo romantico differenzia il lavoro di Peter Bialobrzeski da quello dei celebri coloristi americani cui è, in parte, debitore – primo fra tutti Joel Sternfeld. La natura, che appare in un primo momento la protagonista indiscussa delle sue immagini – si susseguono le stagioni, estate, inverno, e luce, e sole, nuvole, e ancora montagne, ruscelli, spiagge, una brezza leggera - è invece, essenzialmente, il luogo dove si proiettano le esperienze degli uomini, piccole figure in un paesaggio sconfinato che determinano un equilibrio formale impeccabile, un delicato contrappunto alla linearità dell’orizzonte.
Per la prima volta in Italia, una selezione di opere dalla serie Heimat. Le delicate immagini di Peter Bialobrzeski dimostrano che esiste ancora una possibilità nel dialogo tra l’uomo e la natura.

Peter Bialobrzeski (Wolfsburg, 1961) vive e lavora ad Amburgo. Mentre studiava Scienze Politiche all’università di Wolfsburg lavorava già come reporter freelance. Dal 1889 le sue immagini sono state pubblicate sulle maggiore testate internazionali.
Ha realizzato numerose campagne per importanti compagnie quali Daimler-Chrysler, Philip Morris, Siemens e Volkswagen. E’ stato visiting professor all’Università di Essen. Dal 1994 fa parte dell’agenzia Laif. Dal 2002 è professore di fotografia alla Hochschule für Künste di Brema. Nel 2000 pubblica il suo primo libro: XXX Holy Journeys into the Spiritual Heart of India. Nel 2004 esce Neon Tigers. Heimat (2005) è il suo ultimo lavoro. Le sue fotografie sono state esposte in tutto il mondo.

Daniela Cavallo – “Suspense” – a cura di Chiara Canali
Angel Art Gallery
16 marzo – 21 aprile
Si intitola Suspense il progetto personale di Daniela Cavallo presso Angel Art Gallery, un’indagine estetica di quella condizione psichica di fissità e sospensione dell’anima dinanzi alla bellezza e alla poesia della natura.
La ricerca di Daniela Cavallo prosegue sulla linea di essenzialità formale che si esprime in una grammatica visiva di luce e colore. In questo modo la fotografia abbandona il codice della pura referenzialità esteriore e si trasforma in un esercizio speculativo che consente di riconoscere e mettere a fuoco, nella realtà circostante, i cosiddetti “paesaggi dell’anima”.
Nelle fotografie di Daniela Cavallo prevale l’aspetto panico dell’uomo di fronte alla natura - sentimento di matrice romantica ma connaturato anche nell’uomo moderno - che viene esemplificato nella contrapposizione tra la sagoma minuscola di una ragazza contemporanea e l’immensità e potenza delle manifestazioni atmosferiche che la circondano. L’energia di colore e luce nasce appunto dal processo di attraversamento e spostamento dell’uomo all’interno della natura, che imprime segni e al contempo si lascia plasmare e influenzare nel suo intimo.
L’occhio dell’artista enuclea questi particolari momenti di magia e bellezza del paesaggio e li trasforma in “epifanie” del reale, in “metafisiche” del quotidiano, cariche di un senso di sospensione e attesa a-temporale.

“Viewover/Overview” – a cura di Marta Casati e Alessandro Trabucco
Collettiva di Davide Balliano, Andras Calamandrei, Andrea Dojmi, Ania Orlikowska, Jacopo Prina, Massimiliano Foscati, Marina Giannobi, Barbara Mezzaro, Andrej Mussa, Nicola Vinci
Spazio Eventi
22 marzo – 3 aprile
Viewover / Overview è andare oltre, oltre anche il solo vedere. É denunciare, puntare il dito sul convenzionato, il bello, l'impacchettato, il solo estetico, il solo vuoto. È osservare lo scomodo, l'ingombrante, il fastidio, il pesante. La fotografia così non si poggia sul dato osservato ma su quello aggiunto, dal pensiero e dal voler denunciare. L'esposizione diviene non solo opportunità di mostrare quanto piuttosto di denuncia. Il mezzo fotografico si sveste e non si traveste. L'opera finale non chiede di essere compresa quanto di poter essere osservata. Il solo incameramento visivo del suo assetto strutturale incide e ottiene di rielaborare un disagio evidente ma che per altri è ancora possibile tacere. L'obiettivo fotografico non si inventa soluzioni astruse perché deve stupire o strabiliare ma deve e intende spogliarsi per mettersi a nudo, per mettere a nudo. Solo svelando il suo cruccio si avvia alla salvezza.

La rassegna vuole anche mettere a confronto una duplice qualità della ricerca fotografica contemporanea mantenendo come punto di riferimento l'utilizzo "tradizionale" del mezzo: da una parte la fotografia quale indagine psicologica del dato reale, dall'altra la fotografia come ricerca dinamica e atmosferica degli eventi. Gli artisti coinvolti presentano lavori che portano al limite estremo la tecnica fotografica analogica presentando esiti paragonabili alla tecnologia digitale, pur non utilizzandola completamente. È una sorta di "ibridazione" delle tecniche, una commistione di linguaggi differenti ma che portano a risultati simili.
In alcuni casi si arriva al quasi totale annullamento dell'immagine, al bianco della carta fotografica, in altri, all'opposto, ad una costruzione complessa ed elaborata dell'immagine fotografata per mezzo di un lento procedimento di accumulazione, come fosse una composizione pittorica o una scena teatrale.

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