Stabilizzatore: quelli Veri, quelli Finti
Per quanto esperto nessun fotografo riesce a mantenere la macchina perfettamente immobile al momento dello scatto a mano libera. Qualche vecchio trucco aiuta: ad esempio, trattenere il respiro, assumere una posizione con una buona base d’appoggio, premere il gomito contro il torace, bere una camomilla. Niente però di risolutivo.
Nelle situazioni normali il micro-mosso è più che accettabile e, anzi, talvolta pure piacevole. Ma quando si è costretti a scattare con poca luce e senza il flash, oppure con potenti teleobiettivi le cose si complicano e molte foto possono risultare sgradevoli.
Le case costruttrici di macchine fotografiche digitali hanno così inventato lo stabilizzatore d’immagine, uno strumento utile, anzi, oggi quasi indispensabile.
Lo troviamo pubblicizzato nelle schede tecniche di tanti nuovi modelli compatti e sistema reflex. Ma non tutti gli “stabilizzatori” hanno la stessa efficacia, così, prima di staccare l’assegno, è bene conoscere le differenze.
Cominciamo con lo stabilizzatore montato direttamente sul corpo macchina.
Stabilizzatore sul Sensore
Questo sistema di stabilizzazione agisce direttamente sul CCD, o CMOS, che si muove automaticamente compensando i movimenti rilevati da appositi sensori.
Il sistema funziona benissimo e permette di guadagnare 2-3 stop.
Lo stabilizzatore sul corpo macchina funziona con qualsiasi obiettivo. Permette così al fotografo di risparmiare sull’acquisto delle lenti, che non devono essere a loro volta stabilizzate e perciò, a parità di caratteristiche, costano meno e sono più leggere.
Un esempio di macchina fotografica digitale che adotta questo sistema è la nuova Sony Alpha A700.
Obiettivi Stabilizzati
Canon e Nikon hanno seguito, almeno fnora, un diverso approccio alla risoluzione del problema del “mosso”. I due marchi non offrono reflex con lo stabilizzatore sul corpo macchina, bensì speciali obiettivi specializzati. Quelli marcati Canon hanno la sigla “IS” (Image Stabilization), I Nikkor la sigla VR (Vibration Reduction).
Di obiettivi stabilizzati dispongono anche alcune digitali compatte, ad esempio, la Canon G9 e le Panasonic Lumix (sistema Mega O:I:S, precedentemente sviluppato per le videocamere digitali).
Stabilizzatore Digitale
Alcune fotocamere compatte utilizzano un sistema “anti mosso” che interviene in postproduzione, ma sempre internamente alla macchina, correggendo ogni singolo scatto. I movimenti della macchina vengono registrati da giroscopi che permettono al software di “muovere” i pixel in proporzione allo spostamento della macchina.
La cosa in qualche modo funziona, ma i risultati non sono paragonabili a quelli forniti dai sistemi di stabilizzazione precedentemente descritti. La Olympus SP-550UZ, ad esempio, offriva questo sistema.
Stabilizzatori...per modo di dire
Sono i sistemi più economici di “stabilizzazione”. In realtà non si tratta affatto di stabilizzatori, bensì di un artificio che in qualche modo aiuta a combattere il problema del mosso. Ogni produttore di digitali compatte adopera un proprio termine. Ma, in soldoni, il meccanismo è sempre lo stesso.
La cosa funziona così: quando la fotocamera, impostata in completo automatismo, rileva la presenza di un tempo di scatto “troppo” lento (cioè a rischio di mosso) interviene alzando automaticamente la sensibilità fino a valori ISO estremi (1200 ISO e oltre). L’impostazione di un valore alto di sensibilità comporta l’automatica riduzione del tempo di scatto.
E’ un po’ un trucco di… Pulcinella: siccome non c’è luce, ti sparo in su gli ISO così porti a casa la foto. I fotografi dilettanti forse neppure se ne accorgono. Hanno la loro foto e vanno a casa felici.
Ma questo sistema ha un rovescio della medaglia, pesante per quanti vivono la fotografia come una passione. Alti valori di ISO sono mal tollerati dalle fotocamere digitali compatte (almeno fino ad oggi) e comportano un calo vistoso della qualità dell’immagine (disturbo, riduzione feroce dei dettagli ecc.).
Chi ha un minimo di pratica con le macchine fotografiche può, se crede, alzarsi da solo la sensibilità e ridurre il tempo di scatto, sapendo però a cosa va incontro e senza la necessità troppo sbandierato e finto, sistema di stabilizzazione.
In Conclusione
Quando è possibile, se non c’è luce, meglio usare il cavalletto, un monopiede o un saldo punto d’appoggio. A mano libera e in condizioni di luce scarsa o con i lunghi teleobiettivi val la pena di farsi aiutare da un buon sistema di stabilizzazione. D’altronde esiste, perché non approfittarne?
Quale sistema preferire: meglio lo stabilizzatore sul corpo macchina o quello sugli obiettivi? Sul piano della convenienza economica certamente il primo. E sul piano degli effettivi risultati?
Le case costruttrici, naturalmente, difendono a spada tratta la loro scelta personale. Chi ha ragione? Beh, di certo lo stabilizzatore sugli obiettivi è più efficace nel caso si utilizzino ottiche molto lunghe o si abbia piacere a controllare l’effetto della stabilizzazione direttamente nel mirino. Due “plus” che però si pagano salati.
