Facebook: Riconoscimento Facciale Attivo anche in Italia
Ora è attivo anche in Italia (e in altri Paesi europei) il servizio di Facebook che riconosce in automatico le persone nelle foto caricate su Facebook. Annunciato lo socrso dicembre, era, finora, attivo solo negli Stati Uniti.
Utile strumento (per Facebook senz'altro, visto che è stato concepito per accrescere gli introiti pubblicitari)o problema per la privacy? Intorno al Riconoscimento facciale su Facebook le polemiche non mancano.
Pensa a tutto un software molto complesso che scandaglia 600 milioni di profili, che consente a Facebook di suggerire i nomi da 'targare' delle persone che compaiono nelle foto facendo risparmiare tempo all'utente.
L’opzione 'tag suggestions' è disattivabile ma l'operazione non è delle più semplici: in 'impostazioni account' (in alto a destra) si clicca su 'impostazioni sulla privacy' e poi su 'personalizza le impostazioni'. Trovata la voce 'Suggerisci agli amici le foto in cui ci sono io', si spunta la casella 'no' all'interno di 'modifica le impostazioni'.
La funzione Riconoscimento automatico dei volti è applicata da Facebook senza preavviso su tutti gli account. Quindi chi non è informato e non la disattiva, può ritrovarsi targato a sorpresa all'interno di foto pubblicate su Facebook.
Contro la funzione, o perlomeno contro i potenziali rischi, sono insorti gruppi per il rispetto della privacy in rete e anche agenzie di sicurezza (su tutti Graham Cluley della società Sophos). Soprattutto perché tanto l'introduzione della funzione quanto le modalità per disabilitarla non sono state, a detta di chi protesta, illustrate a sufficienza da Facebook, che all'agenzia AP ha ammesso di aver dovuto rivedere le modalità di comunicazione.
E' possibile rimuovere i tag già assegnati con un sempliceclic, ma non è possibile cancellare la foto se non chiedendo a chi l'ha caricata sul social network di farlo.
Da notare che Google, in precedenza, era partita lancia in resta sulla strada del riconoscimento facciale, per fare poi marcia indietro proprio per i potenziali rischi per la privacy che questa comporta.




