Ritratto Fotografico Professionale: 10 Consigli

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di Gianni Viviani

Come si fa a scattare un bel ritratto fotografico professionale? Mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza, i “trucchi” del mestiere. Bene, ho risposto, ma a quale categoria di fotografo mi devo rivolgere? Principiante, fotoamatore, super appassionato? Dphoto è una rivista online aperta a tutti, ecco perché in questa prima puntata sul ritratto fotografico mi fa piacere tracciare delle linee guida che se possono aiutare molti a migliorare i propri ritratti, non devono esser prese affatto come dogmi.
Il bravo fotografo, ma bravo, potrebbe fare l’esatto contrario e ottenere risultati altrettanto soddisfacenti e forse di più. Il perché è presto detto: la Fotografia è un arte (non sempre, certo) e come tale ammette la libera interpretazione, la sperimentazione, le invenzioni. Per fare un bel ritratto occorre una buona macchina (“buona”, non necessariamente la migliore), e un pizzico di talento. Ma l’esperienza aiuta e anche le regole. Bisogna seguirle per forza? No, ma è bene conoscerle e seguirle per un po’ prima di metterle, eventualmente, da parte.

Nella seconda pagina dell'articolo le foto di esempio con le spiegazioni tecniche.


1. L’obiettivo da ritratto

La regola dice che un buon ritratto va fatto con un 85mm, oppure un 105mm (ottica fissa oppure uno zoom con un’escursione che comprenda le lunghezze focali possibilmente utilizzato a tutta apertura, o quasi.
Questo non vuol dire che non si possa scattare un ritratto con un gradangolo o con un tele più lungo. Prima si digerisce la regola, poi si può sperimentare con quel che si vuole.

2. Il numero di scatti

La regola dice che per ogni ritratto bisognerebbe scattare almeno 40 scatti, più o meno quelli concessi da un “vecchio” rullo 35 mm da 36 pose. Cogliere l’espressione migliore è anche un fatto statistico: occhi chiusi, smorfie, capelli fuori posto ecc. si combattono premendo più volte il pulsante di scatto.

3. Luce in esterni

La regola dice, che per l’esterno, non c’e nessuna regola (National geographic naturalmente consiglia la luce del mattino o della sera, quando i raggi del sole sono obliqui).
Per illuminare il soggetto, si puo contare su:

- sole di lato, con o senza pannello riflettente (si acquista nei negozi specializzati, ma può andar bene anche un cartone bianco oppure un telo o un pezzo di polistirolo)
- sole sopra la testa, con pannello riflettene (tecnica difficile per un principiante)
- controluce, con pannello riflettente
- in ombra, con o senza pannello riflettente

Il pannello serve a ridurre il salto netto tra le alte luci e le ombre (contrasto). Prima di scattare bisogna provare l’efficacia del pannello muovendolo e avvicinandolo e allontanandolo dal soggetto per regolrne l’azione.

Insomma, grande libertà. Molto dipende dalla fantasia del fotografo. Val la pena di provare le diverse opzioni per perfezionare poi quella a noi più congeniale.

4. Luci in studio

La regola dice che per le foto in studio, a parte le tre o quattro luci canoniche ( ombrello leggermente sopra il soggetto con fondo più o meno illuminato, luce finestra messa di lato, bank con diffusore di fronte al soggetto con luce diretta posta dietro al soggetto solo per i capelli ecc.) lo studio deve essere una palestra di sperimentazione, per cui spazio alla fantasia anche se non si ha troppo tempo a disposizione.

5. Inquadratura


La regola dice che l’inquadratura è una cosa che si deve imparare, perche rientra nella categoria del buon gusto, per cui: primo, riempire sempre il fotogramma specialmente sopra la testa, così non si sbaglia mai; secondo, costruire una composizione bilanciata.
Il segreto? Imparare a guardare per davvero dentro al mirino (o al display LCD se usiamo una compatta che ha solo quello per inquadrare) e a godersi la foto prima ancora di scattarla (naturalmente se non stiamo lavorando con le pallottole che fischiano sopra la testa).

6. Espressione

La regola dice che il soggetto dovrebbe guardare in macchina per tirargli fuori un minimo di espressività, che fa’ la differenza!
Una volta che si è padroni di questa regola si può cominciare a sperimentare con altre espressioni (buffa, pensierosa, occhi chiusi, sguardo di lato o a terra).

7. Velocità

La regola dice che una volta inquadrato e messo a fuoco il soggetto, i 40 scatti a disposizione vanno fatti abbastanza a ridosso uno dell’altro.
Sono assolutamente da evitare quegli interminabili secondi di pausa forzata, di silenzio e di imbarazzo da parte nostra e del soggetto dovuti all’indecisione del fotografo, alla scarsa dimestichezza con la macchina fotograficae con la pratica del ritratto.
Se qualcosa non va, se abbiamo bisogno di riflettere un secondo o di risolvere un problema tecnico prima di ricominciare a scattare, è importante che continuiamo a dialogare con il nostro soggetto, togliendolo dall’imbarazzo. Poi sotto, decisi, con la seconda serie di foto.
Quando si comincia a fare sul serio con il ritratto fotografico è buona norma cercare i nostri soggetti tra i familiari, gli amici, i vicini di casa, i negozianti del quartiere. Insomma, soggetti capaci di sopportare qualche nostro tentennamente senza sbattere la porta e scappar via.

8. Fidarsi della tecnologia

La regola e il buon senso dicono che oggi, con tutti i progressi fatti dai costruttori di macchine fotografiche, non dovremmo più incaponirci a scattare regolando tutto in manuale. Abbiamo l’automatismo, priorità di tempi,
priorità di diaframmi, per il ritratto questo è più che sufficiente.

9. Emozione

La regola dice, che una volta ultimato il lavoro o hobby, il risultato deve dare sempre un’emozione, per chi l’ha eseguito e per chi lo guarda per la prima volta.

10. Modestia

E un'altra regola, l’ultima, dice, che nella maggior parte dei casi, tendiamo a sopravvalutare le nostre fotografie. Se non ci accontentiamo, se vogliamo continuare a migliorare, qual’è il trucco? Basta tagliare un bel 50% dal nostro entusiasmo per essere più vicini alla realtà.
Questa è una regola assoluta.

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