Gianni Viviani dPhoto


Se vuoi un parere sulle tue foto migliori, vieni a trovarmi su Critica Fotografica.

L’interesse per la fotografia ha cominciato a farsi strada intorno ai 18 anni. Avevo trovato impiego in qualità di fattorino in una agenzia di pubblicità, ma nel tempo libero cominciavo a scoprire le magie della camera oscura.
A 20 anni voglio fare sul serio: vado a lavorare, come stampatore per il b/n, dal fotografo Nando Mutarelli. Poi, due anni più tardi, il primo colpo di fortuna: Fedele Toscani, fotoreporter del Corriere della Sera e padre di Oliviero, mi assume come stampatore, come assistente e - tanto per non farmi montare la testa - come fattorino.
Esauriti i convenevoli tipo: “Vuoi fare il fotografo? Bene, questa è la scopa, pulisci lo studio!” nei due anni successivi imparo, e imparo bene.  E’ Il posto ideale per migliorare.

A 24 anni, altro colpo di fortuna stratosferico: entro come stampatore e assistente di studio a Vogue, dove,  per nove anni,  come in una stazione ferroviaria, vedo passare i migliori fotografi del mondo, e nella mia bacinella le loro foto.
Bella esperienza! Ma dopo tante foto altrui, è ora di fare il grande salto da freelancer. Inizio, finalmente, a lavorare come fotografo di still-life.

"Mamma" Conde’ Nast mi fa crescere un po' alla volta mettendomi alla prova su diverse testate. Faccio tesoro degli insegnamenti e delle esperienze per allargare la cerchia dei committenti: Lanificio Piacenza, Sergio Rossi, Erreuno, Aimeè, Etro e riviste di altre case editrici, Europeo, Amica, Mondo Uomo

A metà anni novanta rinasco una seconda volta, come fotografo di moda. La svolta la da’ Fiorucci, marchio per il quale realizzo l’immagine.
Contemporaneamente iniziano le collaborazioni con il Venerdi di Repubblica e Vanity Fair Italia, che soddisfano la mia più grande passione: il reportage, “la vera fotografia”.

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